30 settembre 2007

To kill a mascherbird


Quando ero un bambino (già molto sexy) mi piaceva fare la classifica dei miei attori preferiti. In testa c'era sempre Shirley Temple, della quale mi ero invaghito anche se sapevo che i suoi film erano vecchi e che doveva avere una quarantina di anni più di me. I due posti più bassi del mio podio erano invece sempre contesi da Cary Grant, Gary Cooper e Gergory Peck; in realtà però Cooper era quasi sempre quarto e quindi il secondo posto era in pratica un duello tra Peck e Grant. Tutta questa premessona per dire che Gregory Peck, del quale oggi ho visto un'immagine in un depliant durante le nove ore e un quarto consecutive in teatro, è tuttora uno dei miei attori preferiti e che "Il buio oltre la siepe" del quale è protagonista rimane nella mia top ten dei film prediletti. Tra l'altro proprio ieri mentre aiutavo mio nonno a portare giù dalle sue strette scale un armadio in noce piombato da due quintali (ho stiramenti muscolari, snestri e ferite lacero-contuse su tutto il corpo) mi sono accorto che i miei nonni hanno il libro di Harper Lee (è una donna) dal quale è stato tratto il film e che non ho mai letto. Il titolo originale è "To kill a mockingbird", che significa più o meno 'uccidere un uccellino'. Il film è molto carino (fin troppo, certe scene come quella del prosciutto sembrano fatte apposta per renderlo "carino") e Gregory Peck sempre bravo. Pare fosse così anche nella vita privata: serio, onesto, progressista ed inappuntabile. Io poi smisi presto di fare le mie classifiche perchè commisi l'errore di farne vedere una ai miei amici di cortile e lì mi accorsi che per mantenere la stima e l'amicizia virile dei propri compagni di cortile dire che si adora Shirley Temple non è la mossa migliore. Quando iniziarono a prendermi in giro pensai che non mi sarebbe mai toccata un'altra prova così dura, ma non avevo ancora portato un armadio di radica giù per le scale di mio nonno o fatto nove ore e un quarto in Cavallerizza.

27 settembre 2007

Il cavallo da phynanze


Ho riletto l'Ubu Re, libriccino scritto ai tempi del liceo (1890 circa) dal francese Jarry con una comicità proprio liceale: semplice, "scatologica" (cioé "terra terra") e demenziale. A me ha fatto molto ridere. E' una specie di parodia delle tragedie storiche di Shakespeare, con un re grassissimo, meschino e ignorantissimo che mira solo a mangiare, ad arricchirsi ed ad uccidere tutti con il suo uncino da merdra e la sua sciabola da phynanze, spalleggiato da una moglie arpia che affama il cavallo da phynanze per fare la cresta sull'avena. Ieri sera ho anche scoperto che "Amleto" deriva da "amlohgi" che in antico norvegese voleva dire "deficiente" (e la saga di "Amlohgi" è una ripresa della storia di Brutus che in latino vuol dire sempre "deficiente"); anche in Ubu Re c'è un figlio che vendica la morte del padre, ma Ubu se la cava decisamente meglio dello zio di Amleto, grazie soprattutto ai garretti del suo impagabile cavallo da phynanze. Ecco la pagina iniziale dell'Ubu.

24 settembre 2007

La perduta filosofia catapopatetica


La cosa più bella quando vado a correre in salita è il momento in cui torno giù a piedi pian pianino. C'è la soddisfazione di aver compiuto la (piccola) impresa che ci si era proposti ed il piacere di camminare con la mente libera. Non so perché ma tornare giù a piedi con i muscoli doloranti invoglia alla riflessione filosofica, anche se io di solito finisco per pensare solo alla sexy edicolante od ad immaginarmi mentre segno il gol decisivo al 90' della finale dei mondiali (qualche volta quando non c'è nessuno in giro mimo anche la semirovesciata). Sono sicuro che se Aristotele invece di portare i suoi discepoli in giro per il giardino dell'Accademia li avesse fatti correre fin sull'Acropoli e poi tornare giù di passo la filosofia occidentale ne sarebbe stata ampiamente arricchita. Loro erano detti peripatetici (perì= in giro, pateo=cammino), io sono catapopateitco (kata apò=in giù). Se ci fossero stati filosofi catapopatetici qualcuno avrebbe sicuramente risolto il mio arcinemico paradosso di Epimenide e la mia vita adesso sarebbe diversa: molto probabilmente sarei fidanzato con l'edicolante e lei mi sarebbe venuta a vedere dalla tribuna mentre segnavo in semirovesciata il gol del 6-5 contro il Brasile.

21 settembre 2007

Prosa


E' uscito il calendario di prosa dei teatri di Reggio. Non ricordo come fosse gli altri anni ma quello di questa stagione mi sembra piuttosto interessante. Le due rappresentazioni che dovrebbero piacermi di più sono quelle di Sogno di una notte di mezz'estate (che stiamo leggendo proprio adesso io e la Robby, anche se con stili diversi: io sul lago delle nutrie con il casco da mbk in testa, lei in ufficio sgranocchiando un biancorì) e de Il giardino dei ciliegi. Shakespeare e Checov sono i miei autori preferiti e quelle due sono forse le loro opere che prediligo, perciò insomma sono più che contento delle scelte del direttore artistico dei teatri (che non so neanche chi è, a dimostrazione del mio ruolo centrale nei gangli strategici della direzione teatrale). Poi c'è il Faust (quello di Goethe? Non so, boh) e poi ci sarebbe anche l'Ubu Re, che è un'altra delle mie opere teatrali preferite; il problema è che il titolo completo è "Ubu re d'Italia", sarà recitato da Paolo Rossi e nella presentazione si spiega già che ci saranno riferimenti all'Italia di oggi ed "al vuoto morale della politica" etc etc etc. Comunque l'Ubu Re, lo spettacolo di Fo e quello di Marcorè su Gaber sono al Valli, quindi non penso che li vedrò. A corredo di queste mie interessanti riflessioni ho messo per la seconda volta questa illustrazione (Bottom e Titania nel Sogno) perché mi piace un sacco. Il "Sogno" lo fanno alla Cavalerizza, il che dovrebbe voler dire che la compagnia che lo mette in scena non è proprio di grido, però non importa. Sarebbe bella una rasegna shakespeareana d'esate, all'aperto, con il Sogno e la Tempesta recitate di notte tra le luci dei folletti e delle lucciole... ma immagino che l'abbiano già fatto mille volte in mille città.

Ecco la lista, casomai vi interessasse:
MISS UNIVERSO (con Angela Finocchiaro) 20-22 nov ARIOSTO
UN CERTO SIGNOR G (con Neri Marcorè) 30 nov-2 dic VALLI
PINOCCHIO 10-12 dic ARIOSTO
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE 8-13 gen CAVALLERIZZA
NOCCIOLINE 25-27 gen ARIOSTO
UBU RE D'ITALIA 28-30 gen VALLI
IL GIARDINO DEI CILIEGI 8-10 feb ARIOSTO
MEIN KAMPF 12-15 feb CAVALLERIZZA
NON SI PAGA! NON SI PAGA! 20-22 feb VALLI
FAUST 29 feb-2 mar ARIOSTO
SEI BRILLANTI GIORNALISTE 18-20 mar ARIOSTO
PROCESSO A DIO 28-30 mar ARIOSTO

19 settembre 2007

Post dal sottosuolo


Ieri sera sono andato a letto alle 2.15 perché ho passato tutta la serata a giocare a scacchi su internet ed a fare pocci al computer... Pensavo di stare lentamente un pochino migliorando e invece sto evidentemente diventando sempre più semo. Mi sento come il protagonista di "Memorie dal sottosuolo", solo che lui era sepolto dalle sue angosce esistenziali e io semplicemente dalla mia accidia.
Di questi atti di autoaccusa oltretutto ne avrò fatti 675 negli ultimi anni e so che servono solo a mettermi la coscienza in pace per un po'; probabilmente fra un mese andrò a letto alle 4.40 dopo aver trascorso la notte a giocare a briscola on-line ed a chattare su un forum di rugby armeno con una maschera del teatro di Erevan e scriverò un'altra inutile autocommiserazione... Va bè, comunque ho stabilito per un punto il mio nuovo record di scacchi, 1543 (tutta la prima parte del post era poi un pretesto per dire questo)