5 ottobre 2008

Rien


Ieri sera in Cavallerizza c'è stato "Un giorno da matti", evento sul tema della pazzia diviso in 5 spettacoli. Il secondo era co-diretto dall'ex maschera Riccardo P. E' stata una serata lunga ma interessante; è stata l'occcasione anche per riascoltare una canzone molto bella, "Rien de rien", suonata alla fine del primo spettacolo forse a sottolineare che i folli non devono avere rimpianti o sensi di colpa per la loro condizione, che nasce anch'essa, così dicevano nel terzo spettacolo, dalla vita.
Un giorno da matti: Annalisa A, Riccardo A, Io.

29 settembre 2008

Il ciclista che sfidò la Tatcher


Pubblichiamo in esclusiva uno stralcio del fotoracconto che uscirà su Storie di sport e che narra le gesta dell'unico ciclista al mondo che riuscì a scalare il Monte delle Tre Croci nonostante pesasse 80 chili. L'articolo è stato affidato alla penna di punta del magazine, D.B., che però ha preteso di inserire un j'accuse contro la Tatcher, almeno due fabbriche di siderurgici gallesi licenziati e che un gregario assomigliasse a Robert Carlyle.
Può un uomo che pesa quasi ottanta chili ed è clamorosamente fuori forma riuscire a scalare il Monte delle Tre Croci? "Ovviamente no!", risponderebbe, nella sua boriosa freddezza, la Logica. Ma oggi pomeriggio un uomo che la gente chiama Paco ha divelto ogni precedente certezza, ha scardinato ogni dogma, ha polverizzato ogni vecchia convinzione. Quello che state per vedere, in esclusiva per il nostro magazine e per le telecamere di Lucignolo, è l'eccezionale fotoracconto della sua impresa. Questo è il Monte delle Tre Croci visto da Scandiano (dove si è sposato l'amico di Lara); non sembra proprio le Dolomiti ma arrivarci in cima in bici è molto duro lo stesso. Questo è un cavallo di Scandiano. Questa è l'erta iniziale della salita, che in totale misura 1900 metri. Questo è il tratto più duro, inizia dopo circa 700 metri. Questo è il fetuso cinquantenne che mi ha superato a doppia velocità sul penultimo rettilineo strappandomi anche l'ultimo brandello di orgoglio al quale ero rimasto abbarbicato. Questa è la pianura reggiana vista dalla cima (più o meno nel centro, persa in mezzo ad una foschia fatta al 60% di smog, al 30% di nebbia ed al 40% di sisso vaporizzato c'è anche Reggio). Questo è il campione in un intenso ritratto di Richard Avedon. Queste sono le tre croci che danno nome al monte ed alle quali Mosè si ispirò quando scrisse la Bibbia. Quello lì giù invece è un boschetto fatto con alberi che vengono piantati ogni volta che nasce un bimbo a Scandiano (un albero ogni bambino). Questo è un maggiolino mannaro, uno dei maggiori nemici del ciclista Paco insieme al dramma dei licenziamenti in Galles. Questo è il ritorno verso casa, tra i verdeggianti campi di zolle della pianura reggiana. L'immagine qui in alto non c'entra niente col post; è che inizialmente volevo scrivere qualcosa sulla morte di Paul Newman, forse l'ultima vera star del cinema insieme a Carlyle. Poi ho deciso che non ero in grado di scrivere niente di significativo, ma mi piaceva il disegnino e l'ho lasciato, anche perchè Paul mi era molto simpatico.

23 settembre 2008

Niente di nuovo


Cosa mi è successo in questo periodo? mi ha chiesto l'altro giorno una giornalista di "Donna&Mamma" (Rusconi editore) per la consueta rubrica quindicinale su di me. Non molto a dire il vero. Anzi, proprio pochetto. Ancor meno del solito? Mi sa di sì, le ho detto. In teatro per un po' non ci saranno turni. A casa sto provando a leggere Don Chisciotte ma è un po' ripetitivo, mi ricorda le avventure di Capitan Miki, simpatiche ma tutte più o meno uguali. Anche il piccolo mondo dei blog si sta un po' spegnendo e mi dispiace: Focaccina ha smesso, Belva anche, Cane ha cancellato tutto, Max e Lara sembrano aver perso un po' di voglia. Sto scrivendo dei piccoli comunicati stampa per delle cose locali ma non riesco mai a farli davvero bene e così li faccio molto semplici. Tra l'altro ci metto un sacco di tempo perchè ho word solo sul computer vecchio che è lentissimissimissimo. Domattina devo farne un altro, spero che venga un po' meglio. E poi forse curerò una piccola rassegna stampa. Da piccolo pensavo che avrei fatto il disegnatore di fumetti o il regista o lo scrittore o tutte queste cose insieme (oltre al campione di motocross, beninteso) ma pian piano mi son reso conto che il talento latitava in ogni campo. Sabato ho visto la serata finale del Reggio Film Festival (una manifestazione davvero carina) e mi è venuta voglia di provare a fare un corto anch'io, ma a parte che non so neanche come si prende in mano una videocamera mi sa che non riuscirò neanche a scrivere la sceneggiatura. Però magari ci proverò (in un indefinito futuro, ovviamente). Anche il mio sogno di fare il modello di intimo sta sfumando, a causa della mia dipendenza dai Chocos. Mamma mia, ho raggiunto i 79 chili, un po' troppi. Ormai ho la conformazione fisica di una lavatrice; l'altro giorno un camion della Indesit che passava davanti a casa mia ha cercato di caricarmi a forza perchè pensavano che gliene fosse caduta una dal rimorchio. Così. In bici è da un po' che non vado. In teatro la cosa che ho fatto ultimamente della quale vado più fiero è la raccolta differenziata della plastica; in pratica ho attaccato un foglio sopra un cestino, tutto il resto lo devono fare le donne delle pulizie. Tipico delle cose che faccio io. Adesso provo a guardare un po' del film Cous Cous in dvd ed a scrivere due mail. Poi basta direi.

18 settembre 2008

L'uomo che dominava le folle


Ieri sera c'è stata la prima serata della settima edizione del Reggio Film Festival, in Cavallerizza. Il RFF è una rassegna di cortometraggi che ha già conquistato una discreta fama nel mondo degli shortmakers e che è stato ideato da uno con cui facevo ginnastica al ginnasio (cosa che compare al primo posto nel suo curriculum). Nella prima serata, l'unica per la quale ero impegnato come maschera, hanno trasmesso parte del documentario su un progetto benefico dell'Inter ed una dozzina di corti. Io ho visto solo lo spezzone su Inter Future e due cortometraggi: il primo era uno "stopmotion" (come quello di Wallace&Gromit) realizzato con i Lego (invece che con la plastilina) e non era un granchè secondo me, il secondo invece era un corto australiano ("Playground") e mi è piaciuto molto. Però la serata non verrà ricordata per la bellezza dei filmati proiettati ma perchè per la prima volta io sono riuscito a fare partire un applauso: una signorina aveva appena finito di parlare e c'era un silenzio di tomba, allora io ho dato un colpetto con le mani e tutti hanno iniziato ad applaudire. Mi sono sentito un sacco togo e non ricordo bene ma credo di essermi anche pettinato con gli occhi chiusi.
Alla fine hanno vinto "Taxi" (Spa, concorso assoluto) e "Vietato fermarsi" (Ita, giuria popolare), ma forse quello che mi è piaciuto di più è stato "Ogni giorno", con Stefania Sandrelli e Carlo Delle Piane.
Reggio Film Festival, prima serata: Annalisa A, Giulia, Io.
Quarta ed ultima serata: Andrea, Annalisa A, Io (capomaschera le ultime due ore!), Riccardo A (primo turno insieme).

17 settembre 2008

Un ciclista: i suoi sogni, le sue paure


Per noi rudi piloti di bicicletta ogni giornata è un lungo cammino in mezzo alle insidie, ma del resto questa è la vita che abbiamo deciso di sposare e non ce ne lamentiamo. Ecco qui la classifica (mi piacciono le classifiche) dei pericoli più letali:
1) le donne sulle bici elettriche. Io non so bene come funzionino queste bici ma probabilmente sfruttano un certo principio di inerzia che si annulla ogni volta che freni, costringendoti a "ricaricare" la bici a forza di pedalate; perciò le donne sulle bici elettriche non frenano MAI.
2) le comari ucraine. Le comari ucraine si fermano a parlare a due a due in mezzo alla pista ciclabile ognuna con due borse della spesa, in modo tale che non rimangano più di venti centimetri per tutti gli altri. Potrebbero spostarsi da una parte e lasciare 40 o 60 cm di spazio, ma questo significherebbe far passare la gente, cosa contraria ai loro più intimi principi. L'evoluzione le ha private della capacità di percepire i suoni "ehm, scusi", "permesso" e "driin driin" e le ha dotate di corpi morbidoni che occupano ognuno il 45% della pista. Per tentare di ovviare al problema le ultime direttive della CEE hanno portato la larghezza standard delle piste ciclabili a due ucraine e mezzo, ma non è servito.
3) il terzo pericolo più insidioso sono i fagiani, che Darwin definì "gli animali più sturlapiop del mondo dopo i parmensi" (On the origin of species, pag. 445-46). Quando su un sentierino lungo il Crostolo ad un certo punto ti imbatti in un fagiano lui inizia a scappare proprio lungo il sentiero e allora tu rallenti per farlo andare via ma lui continua a corricchiare sul sentierino e quando si accorge che sei ancora alle sue spalle lancia un grazioso verso (sgnaaark!) e magari svolazza un po' ma atterra ancora sul sentierino, e devi stare dietro a distanza di sicurezza ad aspettare che finalmente capisca che per fuggire gli bastava andare un metro a destra o sinistra in mezzo alla macchia. Certi fagiani ci mettono anche due chilometri prima di capirlo, i parmensi di solito tre o quattro.
4) i proprietari di Suv maniaci sessuali.
5) i ragazzi che all'uscita da scuola vanno in mountain bike senza mani e anche se lo zaino li fa sbandare ogni tre metri devono continuare ad andare senza mani perchè tutto intorno potrebbe essere pieno di loro compagne di classe che li stanno guardando. Nei loro occhi c'è sempre un'ombra di disperata richiesta di scuse, come a dire: "ho 12 anni, non posso andare con le mani!". Quando una mamma su una bici elettrica accompagna a casa suo figlio su una mbk e ti capita di incontrarli l'unica speranza di salvezza è buttarsi giù dalla bici rotolando nel fossato come fa McGyver prima che l'auto esploda.
6) i vecchietti in bici sportiva che ti superano e prima ti incitano e poi dicono al loro amico lì di fianco "è la prima volta in vita mia che supero qualcuno"; ma quelli fanno male solo alla dignità, non al fisico.
7) i ladri di biciclette, ma quelli colpiscono solo i tontoloni, non è roba che mi riguarda.
8) le rotonde. Lo so che rendono il traffico più scorrevole e quindi un po' meno inquinante, ma a me piacevano di più i vecchi, rilassanti semafori: quando era rosso mi fermavo e quando era verde ripartivo, invece adesso sono sempre in apprensione perchè non so se la macchina si femerà, e se si ferma se mi lancerà degli improperi per averla fatta rallentare.
9) i camioncini spargiletame. Sbucano dal nulla e si innestano sulla tua strada sempre appena prima che arrivi tu e vanno sempre poco più piano di te, cosicchè è difficile superarli e se non vuoi fermarti del tutto devi inalare per centinaia di metri il loro scarico. Durante l'autopsia ad un vecchio ciclista professionista della Sanson ad esempio vennero ritrovati nei suoi polmoni sei litri di sisso; tutti pensarono ad un omicidio per avvelenamento finchè Grissom non scoprì durante una puntata di CSI Gavasseto che il ciclista si allenava tra Canali e la villa di Ferrarini, dove il rapporto sisso/ossigeno è di 2/1.
10) Il pericolo numero dieci sono i diesel, bleah.