14 settembre 2008

Toon of love


Questa volta non sapevo cosa scrivere (ma tò) e allora metto un'altra interessante classifica: ecco qua le mie coppie preferite dei cartoni. Ben sei su nove sono amori sfortunati.
1) Red e Vicky. Murnau definì "Red e Toby" il più bel film di tutti i tempi. Aveva ragione. La storia tra le due volpi è bella ma triste, perchè segna la fine del legame tra Red ed il segugio Toby.
2) Peter Pan e Wendy. Dei due mi piace soprattutto Wendy, così a modo e saggia. Alla fine si lasciano, proprio a causa delle loro opposte visioni della vita. E lei si porta via anche gli amici di Peter, i bambini perduti.
3) Gromit e Zucchina. Gromit è togo, c'è poco da dire. A differenza di Red, lui sacrifica il suo amore per la zucchina gigante all'amicizia per Wallace.
4) Pescepalla e Mdù. E' un film indipendente uscito ad inizio 2008; racconta la triste storia di un pesce in scarsa forma fisica che si invaghisce di una piccola cernia pugliese conosciuta in una rete. Il destino avverso alla fine li separa e lei ritorna nei mari del sud. I critici lo hanno definito più commovente del Dottor Zivago e più sensuale de L'impero dei sensi.
5) Pepè e la gattina. Pepè la puzzola è il mio personaggio Warner preferito, a pari merito con Daffy Duck. Il suo amore senza fortuna per la gatta nera è dodici volte più romantico di quello di un qualsiasi Lord Byron.
6) Bianca e Bernie. In realtà il mio personaggio preferito di quel film era la libellula Evinrude, in seconda posizione l'albatross. Però andavo matto anche per i due topini. Da piccolo avevo l'album, mi sembra; o forse solo i trasferelli. Tutto perduto.
7) Scrat e Ghianda. Anche questo sembra un amore impossibile. Ma Scrat non è uno che demorde.
8) Nemo e Dory. Non sono una coppia in quel senso ma fa lo stesso, sono molto simpatici. Alla fine lui torna dal suo babbo, ma lei conserverà vivido il suo ricordo nella propria memoria (cioè per sei secondi).
9) Beavis e Butthead. Anche loro sono una coppia sui generis, del resto non possono formare una coppia normale perchè non riescono mai a farlo con le tipe. Sono stupidi ma mi fanno sempre ridere; molto bravi anche Elio&C. a doppiarli. Su youtube ci sono sei o sette episodi in italiano.

10 settembre 2008

Lavori in corso


In questi giorni ci sono dei lavori di ristrutturazione al teatro Ariosto ed a noi maschere toccano le vigilanze pomeridiane nella piccola guardiola d'entrata. E' un po' noioso, poi in questi giorni sono un po' giù di morale (è dal 1986 che sono giù di morale, dev'essere una cosa transitoria) ed il tempo sembra scorrere più lentamente. Non c'è molto da fare là dentro e visto che anche a casa vivo davanti al computer non mi va di farlo anche in teatro. Ogni buona maschera però si affida durante le vigilanze, che sono i turni più temuti perchè sono i più lunghi e li si affronta da soli, ad un equipaggiamento base, un kit di sopravvivenza. Il mio è costituito da: due libri sufficentemente toghi (questi libri non vanno mai letti ma solo tenuti in bella evidenza per quando arrivano esemplari femmine di maschera, che per le maschere maschi sono gli esemplari di femmina più carini in assoluto, è scritto nel loro DNA); un computer per avere un aspetto professionale; una cartellina con i propri pocci da leggere quando non ci sono le maschere femmine; del cibo. [...]
Ricordo quali sono i tre teatri principali di Reggio, tanto per chiarezza. Il Valli è il più grande, accoglie 1200 spettatori su sei ordini di posti ed è del 1857. L'Ariosto contiene 800 spettatori su quattro ordini di posti; la versione originaria è del 1740 ma venne ricostruito nel 1878. La Cavallerizza ospita più o meno 400 spettatori su gradinate mobili, fino a prima della seconda guerra mondiale era un maneggio per i cavalli dell'esercito ed è il mio preferito. Tutti e tre i teatri si affacciano sulla piazza più grande di Reggio e perciò distano non più di 200 mt l'uno dall'altro.

6 settembre 2008

Il lamento della boa e altre storie


Ogni tanto capita qualcosa che mi fa ripiombare giù. Pensavo di essere un pochetto migliorato in questi ultimi due anni, di aver almeno lasciato alle spalle la situazione precedente, di aver salito uno o due gradini verso una dimensione passabilmente normale, ma mi accorgo che non è così. C'è una piccola boa che ogni tanto mi illude di essere cambiato, di essere cresciuto e migliorato, ma questa sensazione vale solo vicino a lei o nel piccolo cerchio d'acqua attorno ad essa. Se mi allontano appena un po', mi rendo conto di trovarmi ancora allo stesso punto di cinque o dieci o quindici anni fa. E mi sa che non c'è niente da fare. Va bè.
RadioDue - Finalmente sono riuscito ad ascoltare lo sceneggiato radiofonico scritto da una ragazza che era mia compagna di banco al liceo (prima non avevo il programma adatto per aprire i vari file audio, Real Player). Lo sceneggiato si chiama "Cronache di Malora" ed è fatto sotto forma di interviste, perse e poi ricostruite, realizzate negli anni '90 da una giovane cronista ad alcuni abitanti di Malora, una città neanche tanto immaginaria dalla cui nebbia tutti cercano vanamente di scappare. Sono cinque puntate di 14'. A me sono piaciute soprattutto la prima (intervista allo scrittore Pierone) e la quarta (il geometra morto che porta a spasso il cane Billo). C'è ne è anche una con Natalino Balasso (il giocattolaio Tristo), se vi va di ascoltarla. La voce della mia amica è quella dell'introduzione alle varie interviste. E' stata una bella sorpresa per me; insomma, sapevo che è brava, però le storie sono davvero graziose ed originali e sono sicuro che sono piaciute agli ascoltatori. Vi consiglio di provarne a sentire almeno una. Sono storie particolari, mi ricordano un pochino certi racconti di Guareschi o di Zavattini o di Benni o di Bennati o di Guccini. Forse la nebbia porta gli scrittori emiliani a concentrarsi sulle figure umane, ben delineate su quello sfondo grigio ed uniforme, ed a produrre storie brevi, come il tempo che ci mette la lattea coltre a reinghiottire quelle figure. Chissà.
Cruciverba - Ho fatto un altro cruciverba, il quarto. Questo era basato (più o meno) sul rugby. L'ho scritto su un forum e speravo ottenesse più successo, a dire la verità. Eccolo: qua. Adesso però basta cruciverba perchè sto diventando monotono. Una cosa che ogni tanto mi capita di chiedermi è se le parole crociate esistono in tutti i paesi (in Inghilterra e negli Stati Uniti sì perchè l'ho visto nei telefilm, altrove non lo so) e in quale lingua sono più facili ed in quale più difficili, sia da risolvere sia da costruire. Potrebbe essere un buon argomento di conversazione la prossima volta che esco con una ragazza.

5 settembre 2008

Der kleine Pils


Ho fatto un corso base di tedesco; è stato molto grazioso anche se naturalmente io sono stato sotto molti punti di vista un disastro. E ieri sera, all'uscita di fine lezioni, ho anche bevuto la mia prima birra, una Pils piccola. Questo qui sotto è un po' il resoconto del corso.
Ich habe ein deutsch Kurs gefolgt, bei "LinguaPoint" hier in Reggio Emilia. Es ist sehr schon gewesen. Es gab elf Lektion: zehn von neunzig Minuten und eins, die schliess, von hundert Minuten. Zusammen macht es ein tausend Minuten. Es kostet 150 Euro: es ist billig, ich denke. Unser Lehrer heisst Christine: sie ist siebenundvierzig jahre alt und sehr sympatisch. Sie kommt aus Frankfurt und sie wohnt hier in Italie von 1985 zirka. Wann machte ich eine Ubung richtig, immer sagte sie: "gut" ober "genau!". Unser Kurs war nicht grosse: nur 1000 Minuten, wie ich geschrieben habe, und wir waren nur drei Schuler und drei Schulerin. Meine klasskamerade waren Annalisa, Chiara, Daniele, Massimo und Syu. Die Freulein von Rekeption auch war meine alte Freundin, weil wir in Theater zusammen arbeiteten: ihr Vorname ist Silvia. Am Ende von Kurs wir sind zur BierHaus "Genius" gefharen; ich habe meine erste bier getrinkt (eine kleine Pils 4,9%) und eine piadina gegessen. Jetzt mochte ich Mozarts "Die Zuberflote" lesen, aber es ist noch sehr schwierig und das tut mir leid.

1 settembre 2008

Memorie di un vecchio lettore brontolone


Mentre sfuggiva al MI-5, mister Billingham è riuscito a passarmi l'indirizzo di un sito dove si può riprodurre virtualmente la propria biblioteca (solo i titoli) e discuterne con gli altri lettori (anche se io non ho intenzione di farlo perchè non sono bravo a parlare di libri): la mia libreria virtuale è questa e per ora contiene solo cinque titoli: www.anobii.com/marcob. (Billie che è notoriamente sborone ne ha già inseriti 136; la Robbby 55).
Non so perchè ma ormai da molto tempo faccio fatica ad appassionarmi ai libri, credo sia dal periodo in cui ho scoperto Fenoglio (dodici anni fa, più o meno) che non riesco più a leggerne con piacere uno da cima a fondo. Finisco sempre per trovare qualcosa che non va in quel che sto leggendo e non di rado lo abbandono. In genere i miei dubbi non riguardano la semantica o lo stile ma, più semplicemente, la simpatia dell'autore o dei personaggi. Innumerevoli sono le storie che ho abbandonato o meditato di abbandonare perchè qualcuno "mi era antipatico". Anche il libro che sto leggendo non è sfuggito alla mia brontolaggine: "L'eleganza del riccio" è ben scritto ed arguto ma le due protagoniste mi appaiono insopportabili, però ho semipromesso a mia madre che l'avrei terminato. Anche "Siddharta" che avevo letto ad inizio estate non mi era piaciuto perchè mi era antipatico lui. Il record era stato per un libro francese o spagnolo (non ricordo), chiamato "L'ombra del vento": l'ho lasciato dopo aver letto il titolo del primo paragrafo -"Il Cimitero dei Libri Dimenticati"- ed il primo capoverso. Ed avrei altre decine di esempi.
Anche sui forum internet mi è capitato più di una volta di litigare perchè trovavo insopportabile quel che qualcuno aveva scritto. Nella vita reale non mi succede così; è vero che non parlo quasi con nessuno, però in genere le persone non mi sono antipatiche. Forse perchè nella vita reale si riescono a relativizzare i difetti delle persone, a stemperarli con i loro pregi ed a capire che in fondo le loro mancanze non sono così importanti e che comunque possiamo opporci ad esse. Nella pagina stampata invece non possiamo intervenire, essa è lì immutabile. Se un personaggio dice una cosa che a noi appare antipatica dobbiamo tollerarla e, peggio ancora, accettare che il personaggio figuri come eroe perchè all'autore ed agli altri lettori quella cosa che a noi suona antipatica appare invece una fenomenale dragata. E così se per la ventesima volta la portinaia Michel si autoloda per la propria sensibilità e la propria passione per le nature morte fiamminghe del XVIII secolo contrapponendosi alla cafoneria e rozzezza di tutti gli altri (che sono ovviamente ricchi, tanto per stare alla larga dai luoghi comuni), si deve accettarlo e non si può neanche smettere di leggere il libro perchè lo si è promesso alla propria mamma.